Dott. Vessio, Lei offre ai Suoi pazienti il primo colloquio a titolo gratuito. Perché?

 

L'incontro con uno psicoterapeuta rappresenta un'occasione unica. In molti casi da questo primo incontro matura il desiderio di venire a capo di un problema specifico o di voler affrontare una questione che ci sta particolarmente a cuore, e di cui non vogliamo parlare con gli amici e i parenti, oppure semplicemente di voler mettere ordine attraverso lo sguardo competente di una persona esterna che non mi conosce e non mi giudica.  Ricevere consigli. Avere chiarimenti e potersi rasserenare. Dipanare la matassa del proprio vivere attraverso il racconto della propria vita, per ritrovarne il senso. Prendere dello spazio di ascolto per sé stessi. Ecco perché questo primo incontro rappresenta un’occasione unica.

 

 

Ma allora perché offrirlo a titolo gratuito?

 

Illuminare le aree in ombra del proprio sé, prendere coscienza di aspetti problematici che dipendono dai nostri comportamenti e dai nostri pensieri, e infine operare un cambiamento della propria vita, è quanto di più coraggioso un uomo possa intraprendere. Ogni atto di coraggio implica una grande responsabilità verso sé stessi. Come tale si deve trattare di una scelta operata in modo libero; decisa dai pazienti sulla base della conoscenza diretta di chi li sosterrà nel percorso.

Con ciò voglio suggerire l’idea che attraverso una prima conoscenza gratuita, libera e scevra di condizionamenti tra paziente e terapeuta, si pongano delle solide basi per raggiungere ciò che si realizzerà con il percorso.

 

 

Cosa accade nel primo incontro?

      

       Si apre uno spazio di ascolto con caratteristiche uniche. Qualcuno che non vanta nei tuoi confronti una conoscenza pregressa, è pronto ad ascoltarti in modo libero da preconcetti, senza giudicarti e guidandoti, forte di un punto di osservazione esterno. Attraverso la relazione che si viene instaurando, il rapporto con il terapeuta può favorire il recupero dell’ autostima, un orientamento chiaro circa gli obiettivi da perseguire nella propria vita, un modo più gioioso di rapportarsi agli altri, il coraggio per affrontare i cambiamenti.

 

 

Ma queste cose non si possono chiedere al telefono o leggere su internet?

 

         Quando un paziente si presenta di persona ad un incontro, lo fa attivando tutta la propria carica di emozioni e pensieri, e, confrontandosi con la portata dei propri dubbi, si mette in gioco in prima persona. Tutti i mezzi attraverso i quali eludiamo il contatto con l’altro, riducono la portata trasformativa dell’incontro e, di fatto, ci restituiscono solo una parvenza illusoria. Senza nulla togliere al fatto che il contatto telefonico o internet rappresentino dei validi strumenti per informarsi, ricordiamo però che pensare di fare una cosa è diverso dal viverla.

 

 

Cosa si porta a casa dopo il primo incontro?

 

       La maggior parte delle persone non si è mai rivolta ad uno psicologo. E si nutrono davvero molte fantasie e false opinioni sulla figura dello psicoterapeuta: tanti pensano che chiediamo cifre stratosferiche per annuire assopiti dietro un lettino, proponendo percorsi che durano anni e che non portano a nulla. Con queste idee in testa anche io mi rivolgerei al mago o alla vicina che fa le carte.

Si acquisisce il titolo di psicoterapeuta a fronte di un training che dura molti anni, attraverso il quale si acquisiscono competenze specialistiche e padronanza di quegli strumenti utili a gestire la relazione ed il setting a fini terapeutici.

Oggi disponiamo di strategie mirate a risolvere ansia e depressione, psicoterapie brevi e focalizzate su un problema, counseling per orientarsi rispetto alle scelte di vita, di lavoro, i problemi della coppia o degli adolescenti, tecniche per favorire la risoluzione dei traumi, protocolli di intervento per le malattie di natura psicosomatica.

 

Ogni paziente dovrebbe poter uscire dal primo colloquio avendo ricevuto delucidazioni circa l’orientamento del terapeuta cui si è rivolto, le competenze specialistiche in suo possesso, e, ancor più importante un primo progetto terapeutico che preveda un’ipotesi sulla durata della terapia, gli strumenti che verranno utilizzati, la frequenza degli incontri e l’onorario. E soprattutto portando a casa un’impressione circa le caratteristiche di accoglienza, ascolto ed empatia che ogni professionista declina in modo peculiare.

 

Ecco perché ci si può rivolgere con fiducia ad uno psicologo, con l’augurio che il primo colloquio gratuito possa favorire l’incontro tra domanda e offerta.